Nenad Stojanovic

"Vi svelo chi è l'unico leghista simpatico"

Ticinonline, 30 novembre 2011
Intervista di Andrea Stern

Sradicare “il virus del leghismo” dal Ticino. Nenad Stojanovic ne ha fatto una ragione di vita, al punto che può essere considerato, almeno ufficiosamente, il più acerrimo nemico di Via Monte Boglia. Il deputato socialista al Gran Consiglio non lesina sforzi per cercare di scalfire l’avanzata della Lega. E Bignasca gli risponde per le rime, tanto che gli attacchi al politologo di origine slava potrebbero benissimo andare a comporre una rubrica fissa nei giornali leghisti.

Nato a Sarajevo 35 anni fa, Stojanovic vive in Svizzera dall’età di 16 anni. Una storia di fuga dalla guerra come tante altre, ma quel che lo contraddistingue è l’impegno politico profuso nella sua terra d’adozione. L’accesso alla casta politica è già difficile per un cittadino qualunque, figurarsi per un immigrato dal cognome in –ic. Ma Nenad non si è lasciato perdere d’animo e in otto anni di politica attiva è già riuscito a ritagliarsi un luogo di primo piano nel panorama politico ticinese.

Nenad Stojanovic, chi gliel’ha fatto fare di buttarsi in politica?
"Sono stato spinto dal desiderio di dare il mio modesto contributo per realizzare certi ideali nei quali credo, che sono quelli di una società più equa, più ecologica e più aperta.”

Come mai ha scelto il PS e non i Verdi o altre forze progressiste?
"Sono nel Partito socialista perché il primo istinto che mi ha mosso è stata la volontà di combattere le ingiustizie sociali. Mi sono avvicinato successivamente alle preoccupazioni ambientaliste. Oggi queste due preoccupazioni si equivalgono. E aggiungerei anche una terza: la necessità di lottare contro i nazionalismi, tutti i nazionalismi.”

Ha vissuto sulla sua pelle delle ingiustizie sociali?
"Non necessariamente. È piuttosto qualcosa che osservo nel mondo che mi circonda."

Chi è il suo modello politico?
"Ho molta ammirazione per Nelson Mandela. È riuscito ad evitare che il suo Paese, dopo la fine dell'apartheid, finisse in una guerra civile. Lui come leader dei neri sudafricani avrebbe potuto anche prendere altre strade, invece ha sfruttato il suo enorme carisma per una causa di pace piuttosto che per fare un discorso di stampo nazionalista. Purtroppo di solito i leader badano soprattutto al loro interesse. Quindi giù di cappello se uno ha utilizzato il suo carisma per una causa giusta."

Spostiamoci in Ticino. Il suo giornale “Ticinoaperto.ch” uscirà ancora?
"Sì. L'obiettivo iniziale era di avere un foglio informativo per le elezioni, ma per tutta una serie di motivi mi sono deciso a farlo diventare un giornale mensile gratuito. Due settimane fa è uscito il terzo numero, vedremo se riusciamo a fare un numero per dicembre, sotto le feste, ma in ogni caso l’esperienza continuerà."

Lei legge il Mattino della Domenica?
"Lo leggo, con qualche giorno di ritardo, ma lo leggo. Penso infatti che la politica non si faccia con i buoni sentimenti. È facile dire ‘quel giornale è così volgare che non voglio neanche sfogliarlo’. È importante sapere come la pensano gli avversari politici, perché solo quando si conosce bene l'avversario lo si può anche combattere."

Esiste almeno un leghista simpatico? Ha amicizie con persone della Lega?
"Se devo individuare un politico leghista che suscita in me una certa simpatia, perché si batte con sincerità e determinazione per la propria valle, penso a Fabio Badasci. Finora non ho avuto l'impressione che sia in politica per i propri interessi, contrariamente a tanti altri leghisti, bensì che cerchi di migliorare la condizione delle regioni periferiche."

L’alleato della Lega, l’UDC, ha registrato una serie di sonore sconfitte nei recenti ballottaggi. La fine di un’era?
“Sì, penso l’UDC abbia esaurito il suo potenziale di crescita. Si tratta di una sconfitta grave soprattutto per l’ala più radicale dell’UDC, quella di Toni Brunner a San Gallo, Christoph Blocher a Zurigo, Adrian Amstutz a Berna, Ulrich Giezendanner in Argovia... Tuttavia, bisogna anche riconoscere che il sistema di elezione del Consiglio degli Stati – il maggioritario a due turni – ha sempre privilegiato i partiti di centro-destra, il PPD e il PLR. L’UDC e il PS sono di solito stati sottorappresentati in questa camera del parlamento federale. Quest’anno il PS ha però guadagnato tre mandati. Sensazionale il successo del sindacalista Paul Rechsteiner di San Gallo. La sua elezione, ma anche la quasi elezione di Franco Cavalli, dimostrano che in alcune costellazioni anche i socialisti non moderati hanno possibilità di farsi eleggere.”

Lei è uno dei pochi politici ticinesi che ha una pagina su Wikipedia. Chi gliel'ha scritta?
"È stato un mio amico e io mi sono limitato a verificare l'esattezza delle informazioni. Siccome è un'enciclopedia libera ogni tanto mi capita di correggere alcune informazioni che non sono del tutto esatte, ma del resto queste pagine si nutrono un po' da sole. Poi ho due pagine internet – www.nenadstojanovic.ch e www.ticinoaperto.ch – che abbiamo cercato di fare con una certa professionalità. Nelle prossime settimane vorrei trasformare il secondo sito nella pagina Internet del giornale Ticinoaperto.ch".

Lei è nato in Bosnia, ha studiato in Svizzera, Francia, Inghilterra, Canada, Belgio... Quante lingue parla?
"Ne parlo bene cinque: italiano, tedesco, francese, inglese e serbo-croato-bosniaco. Quest’ultima la considero una lingua sola anche se c’è chi le vede come tre idiomi diversi. Poi ho una conoscenza elementare di un paio d'altre lingue, come lo spagnolo e l’olandese."

In che lingua pensa?
"Dipende dal contesto. Se sono in un ambiente dove tutti parlano tedesco automaticamente penso in questa lingua. Per motivi di lavoro e di famiglia mi capita ogni giorno di parlare le cinque lingue che ho menzionato. Insegno a Zurigo e Losanna, quindi in tedesco e francese, la maggior parte dei miei articoli scientifici li scrivo in inglese, faccio politica in italiano... Mia moglie è svizzera tedesca e all’inizio parlavamo nella sua lingua ma un paio di anni fa siamo passati all’italiano, mentre con i miei genitori e fratelli continuo a usare il bosniaco-serbo-croato."

Cosa le piace della Svizzera, rispettivamente della Bosnia? Quali similitudini ci sono tra i due Paesi?
"Sono entrambi Paesi dove convivono dei gruppi diversi. In Svizzera la prima differenza è linguistica, mentre in Bosnia è religiosa. Sono dei Paesi multiculturali, confrontati con delle sfide analoghe per quanto riguarda il buon funzionamento della democrazia. Un conto è creare le istituzioni democratiche in un paese dove tutti parlano la stessa lingua e hanno la stessa religione – penso per esempio al Portogallo – un altro paio di maniche è avere una democrazia stabile in un Paese dove si parlano lingue diverse. Basta guardare il Belgio. Quindi, una cosa che ammiro nella Svizzera sono le sue istituzioni, il federalismo, la democrazia diretta, il modo in cui queste istituzioni sono riuscite a trasformare questo Paese in una democrazia stabile nonostante la pluralità linguistica e culturale."

Qual è la sua città preferita? Lugano, Sarajevo o un'altra?
"Bisogna distinguere fra la città alla quale uno si sente attaccato emotivamente – nel mio caso la città dove sono nato, Sarajevo – e quelle in cui ti piacerebbe vivere. La città più vivibile in Svizzera è Berna, soprattutto perché è verde, ci si sposta facilmente in bici e con trasporti pubblici, non è troppo grande come Zurigo o Ginevra ed ha un'offerta culturale notevole. A livello mondiale io adoro New York, città che trovo molto stimolante. Mi piacerebbe, non so quando, riuscire a trascorrere almeno un anno nella Grande Mela."

E trasferirsi a Berna fra quattro anni?
"Fra quattro anni vedremo cosa succederà. In queste elezioni ho avuto un risultato buono e incoraggiante e sarebbe senz’altro per me un onore riuscire a riconquistare il secondo seggio al Consiglio nazionale per il mio partito. Ma so anche che uno degli errori più grossi, in politica, è fare previsioni di carriera, e quindi non le faccio. Dipenderà da tantissimi fattori, non da ultimo dalla mia vita familiare e professionale."

Qual è il suo sport preferito?
"D’estate il trekking, d’inverno lo sci, mentre durante tutto l’anno vado abbastanza regolarmente a nuotare."

Lugano o Ambrì?
"Ambrì, assolutamente."

Se giocano Svizzera-Bosnia?
"Mi accontenterei di un pareggio."

Secondo lei le persone di origine jugoslava che vivono in Ticino sono integrate, sia tra loro che con la popolazione locale?
"Nella stragrande maggioranza dei casi sono ben integrate. Lo vedo osservando la generazione dei miei fratelli, che hanno 20 anni, ma anche quella dei miei genitori. A mia mamma capita ancora, quando parla del Cassarate, di chiamarlo con il nome del fiume che scorre a Sarajevo. Ma sotto sotto questo vuol dire che a Lugano si sente a casa…”

Passiamo ad alcune domande tratte dal quotidiano dei nemici, il 10 Minuti. Descriva Nenad Stojanovic in tre parole.
“Idealista (ma non ingenuo), determinato (e talvolta pure testardo), introverso (anche se non sembra).”

Chi è secondo lei in politica la donna più sexy?
"A questa domanda non voglio rispondere. Essere sexy può magari contare in alcuni ambiti, ma non in politica."

Con chi passerebbe una notte folle?
"Non sarebbe un’esperienza bella per l’altra persona perché chi mi conosce bene sa che tendo ad addormentarmi a partire da una certa ora, a volte anche in piedi in un bar pieno di gente... "

Il suo sogno nel cassetto?
"Politico o non politico?"

Nella vita, in generale.
"Trascorrere un anno a New York con mia moglie e il o la bambina che stiamo per avere."

Il suo primo bacio com'è stato? Se lo ricorda?
"Sì, me lo ricordo... È stato tanto tempo fa! Mah, devo dire che quelli successivi sono stati più belli."

E la sua prima volta?
"Stesso discorso."

Quando ha fumato la prima canna?
"Non fumo."

Cosa pensa delle droghe in generale?
"Sono per una depenalizzazione in questo ambito, perché l'esperienza dimostra che liberalizzando si risolvono i problemi, almeno per quanto riguarda la criminalità che gira intorno alla droga."

Dove gira la sera?
"A Lugano mi piace andare al Trà. Oppure all'Oops."

Fra 30 anni avrà l'età della pensione. Dove si immagina a quell’età?
"Spero che fra 30 anni avrò già i primi nipoti con i quali trascorrere gli anni della pensione. E forse troverò anche un po' di tempo per la scrittura, chissà, magari per scrivere un libro di memorie su cosa voleva dire fare politica in Ticino negli anni 2000. Ne avrei di cose da raccontare, ma dubito che a quel punto ciò interesserà a qualcuno."

Non si immagina come consigliere federale?
"Ci penso ogni volta che mi faccio la barba davanti allo specchio. Ma visto che non mi rado quasi mai a fondo, non mi succede spesso… Scherzi a parte, vivo la politica come servizio per una società più giusta, ma credo che questo servizio dopo un po' debba cessare. Ognuno dovrebbe dare il proprio contributo. Io lo sto facendo adesso ma non vuol dire che lo farò per sempre. Più che politici, i miei obiettivi professionali sono nell’ambito accademico, per esempio riuscire ad ottenere una cattedra in scienze politiche o scrivere libri.”

Tornando a New York, Obama ce la farà a essere rieletto?
"Sì, ce la farà, perché i repubblicani sono molto divisi e i loro candidati sono uno peggio dell'altro."

Un possibile candidato repubblicano, Newt Gingrich, ha consigliato agli indignati di lavarsi e cercarsi un lavoro. Lei cosa ne pensa?
"Il movimento degli indignati è sintomo di una grave crisi nel sistema capitalista mondiale. Quindi è un movimento che saluto, sempre precisando che parlo di chi protesta in modo pacifico, senza sconfinare nella violenza. Il sistema attuale va riformato alla radice e quindi superato, prendendo spunto anche dal movimento degli indignati."